Anche se non trovi le parole

Provo a descrivere da un po’ le meraviglie viste in questi giorni ma in realtà non le ho condivise come si deve con nessuno, ci sono delle fotografie che non si fanno mai vedere perché viste così non avrebbero lo stesso significato che tu gli dai…ecco più o meno è questa la sensazione, medito nel mio cuore la bellezza che ho osservato, a cui ho partecipato.

Ma cosa mai? 

Prima una vita colorata, fatta di fratelli e sorelle più grandi con il naso rosso, fatta di giochi, abbracci, che mi ha dato modo di respirare..

“Ho sentito di avere il permesso di chiudere gli occhi e aprire le braccia”

Poi, un’altra vista attraverso un vetro d’ospedale, che ha messo in crisi le mie convinzioni, che mi ha portato a rassegnarmi e poi a sperare, a cercare di prendermi cura nel migliore dei modi, a scoprire quanto possa essere concreta e brutale la vita, dura come la roccia, capace di salvare e di salvarsi contro ogni previsione, contro ogni logica. Vita che mi dice di essere “roccia” a mia volta, che mi dice di guardare con occhi diversi…

“Non più ottico ma spacciatore di lenti 

per improvvisare occhi contenti, 

perché le pupille abituate a copiare 

inventino i mondi sui quali guardare.”

 

Ancora incapace di metabolizzare, come previsto non riesco a spiegare…

Intanto, ringrazio!

Immagine

Annunci

Roma imbronciata.

 A domandarti come stai,
si corre sempre un certo rischio.
Il rischio che risponderai
e questo normalmente sai,
non è previsto!  (Daniele Silvestri)

Ieri, in un momento di pazzia acuta, io e la mia “compagnia” abbiamo deciso di andarcene a Roma, a farci un giretto di piacere.

Ora, fin qui tutto bene.

Tornando con i mezzi, abbiamo fatto caso al generale malumore delle persone che ci stavano intorno, che più di una volta durante la giornata, ci è capitato di veder sfociare in litigi o lamentele abbastanza colorite.

Ma non è stato questo che più mi ha colpito. Questo è quasi normale, lavorare ad Agosto, muoversi con i mezzi tutto il giorno, tutti i giorni, non è piacevole per nessuno. Cerco di arrivare al punto.

Quello che mi ha fatto riflettere è stato il malumore di chi invece non si è lamentato. Intorno a questo malumore, ci sono persone, storie, volti, occhi che vorrebbero raccontarsi, vorrebbero dire ciò che non gli sta bene e quello che invece vedono cambiare. Persone che vorrebbero avere un

 

ruolo in ciò che cambia, che vorrebbero dire ad alta voce che se le cose invece non cambiano è perché c’è questo silenzio nervoso, sempre sul filo del rasoio, quasi infastidito. Ma che cuciono la bocca, perché… è meglio rimurginarci sopra.

Quei visi sofferenti, quasi esilaranti in certi momenti,mi hanno fatto sorridere perché  inconsapevoli che chi gli sta accanto probabilmente ha i loro stessi pensieri e che vorrebbe parlarne con qualcuno per scaricarsene un pochino, ma non lo fa per lo stesso motivo. Preferisce una cappa di grigio malumore sulla testa.

Allora mi sono chiesta: “E se ogni volto spostasse quell’enorme grigio dalla bocca? Se cominciasse a chiedere COME STAI senza paura di sentire la risposta? Se tutti corressimo un po’ il rischio di progettare un cambiamento per qualcosa che non ci sta bene? Una sorta di alternativa al grigio, che ormai, diciamocelo, è passato di moda.

Provare ad avere una proposta, una proposta verde mela, da portare con sè. Un saluto fuxia, un sorriso lilla, una lamentela gialla, che anche quella ci sta, di quel giallo che esce dalla bocca senza controllo ed un “piacere, mi chiamo…” rosso, quel rosso che aiuta a stringere amicizia.

E per completare il tutto, sul volto, un sorriso un po’ SORNIONE (che è anche il titolo della canzone).

Probabilmente Termini diventerebbe un arcobaleno.