Evviva i pazzi che hanno capito cos’è l’amore (Ovvero: “Cose che mi commuovono n.3)

Non servono tante parole, solo un enorme grazie agli amici che ho incontrato oggi.

E poi queste dicono tutto…

” In alcuni non pare che egli sia; alcuni non credono che sia in loro; e forse è apparenza e credenza falsa.

Forse gli uomini aspettano da lui chi sa quali mirabili dimostrazioni e operazioni; e perché con le vedono, o in altri o in sé, giudicano che egli non ci sia.

Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili.

Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei.

 Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva. 

Egli è quello che nella gioia pazza pronunzia, senza pensarci, la parola grave che ci frena. Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d’amaro e di dolce, e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo.

Egli fa umano l’amore, perché accarezza esso come sorella.”

(Giovanni Pascoli, Il fanciullino)

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Preghiera (per una -inci a me molto cara!)

 

“Dammi il supremo coraggio dell’amore, 

questa è la mia preghiera,

coraggio di parlare,

di agire, di soffrire,

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di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo.

Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell’amore, e dell’amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita
nella morte, alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore, che accetta l’offesa, ma disdegna di ripagarla
 con l’offesa. 
Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo.”
K.Gibran

Siate il meglio di qualunque cosa siate

Oggi mentre ero al corso, come mio solito, presa da una parola ho cominciato a fantasticare e mi è venuta in mente questa…

Che alla fine non importa tanto se uno si sente cicala o formica, quanto che tipo di cicala o di formica sceglie di essere!

Se non potete essere un pino sulla vetta del monte,

siate un cespuglio nella valle, ma siate

il miglior piccolo cespuglio sulla sponda del ruscello.

Siate un cespuglio se non potete essere un albero.

Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero.

Se non potete essere il sole, siate una stella;

non con la mole vincete o fallite.

Siate il meglio di qualunque cosa siate.

Cercate ardentemente di scoprire

a che cosa siete chiamati,

e poi mettetevi a farlo appassionatamente.

(M.Luther King)

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I poeti lavorano di notte

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
(Alda Merini)

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La poesia è il salvagente

La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che 
feriscono, dei silenzi che trascinano 
verso il precipizio.
Quando sono diventato così 
impenetrabile
che neanche l’aria
riesce a passare.

(Kahlil Gibran)

 

Stasera mi aggrappo alla poesia perché parla meglio di me, perché sente attraverso la carta tutto ciò che vorrei raccontare e lo fa al posto mio.

Devo mantenere sveglia la bellezza, la mia capacità di vederla almeno. Ci sono i miei silenzi che però lasciano passare il colore. E sto.

Si lavora…

 

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