Evviva i pazzi che hanno capito cos’è l’amore (Ovvero: “Cose che mi commuovono n.3)

Non servono tante parole, solo un enorme grazie agli amici che ho incontrato oggi.

E poi queste dicono tutto…

” In alcuni non pare che egli sia; alcuni non credono che sia in loro; e forse è apparenza e credenza falsa.

Forse gli uomini aspettano da lui chi sa quali mirabili dimostrazioni e operazioni; e perché con le vedono, o in altri o in sé, giudicano che egli non ci sia.

Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili.

Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei.

 Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva. 

Egli è quello che nella gioia pazza pronunzia, senza pensarci, la parola grave che ci frena. Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d’amaro e di dolce, e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo.

Egli fa umano l’amore, perché accarezza esso come sorella.”

(Giovanni Pascoli, Il fanciullino)

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