Ma questa notte è ancora nostra.

Dovevo per forza, necessariamente, assolutamente scrivere un post la notte prima dei miei esami di maturità.

Però preferisco affidarmi stasera alle parole di qualcun’altro che ammiro molto.

Questo scrive oggi Alessandro D’Avenia su “La Stampa”:

Il silenzio della terra pareva fondersi con quello del cielo, il mistero terrestre si congiungeva con quello stellare… Aljoša stava in piedi e guardava, e a un tratto, come falciato, si prostrò per terra. Ad ogni istante sentiva in modo più chiaro e quasi tangibile che qualcosa di saldo e d’incrollabile come quella volta celeste gli scendeva nell’animo. Un’idea parve farsi largo nel suo spirito, e ormai per tutta la vita e per l’eternità. Era caduto a terra debole adolescente, ma si alzò lottatore temprato per tutta la vita, e subito lo sentì e ne ebbe coscienza, in quello stesso momento».

Si tratta di uno dei passi più belli di un romanzo-mondo, «I fratelli Karamazov». Aljoša sembra sperimentare quei rari momenti in cui l’universo, pur con le sue forze e movimenti caotici di eros e polemos, manifesta la sua armonia segreta all’uomo e nell’uomo.

Dante aveva scritto di aver visto «legato con amore in un volume ciò che per l’universo si squaderna». La letteratura dà nome a quello a cui aspiriamo: i momenti di assoluta verità che ci conferiscono un posto nel mondo e ci rendono «lottatori temprati per tutta la vita». Che cosa è la maturità se non questa capacità di affrontare il mutevole corso delle cose forti di un’anima a prova di terremoto, che come tutte le strutture veramente antisismiche ha la capacità di resistenza non nella rigidezza, ma nella capacità di assecondare le oscillazioni delle scosse?

Maturità non è la durezza di chi vuole controllare la vita, ma la duttilità resistente di una struttura che rimanendo sé stessa sappia accogliere gli smottamenti dell’esistenza fino a farli suoi, per rendersi ancora più temprata al fuoco e al freddo dell’esperienza, come si faceva un tempo con il ferro dolce delle spade per renderle fortissime.

Maturità è questo: lo svilupparsi di un’anima temprata, «salda e incrollabile» come la volta celeste contemplata da Aljoša, eppure in continuo movimento ed espansione. Come è mai possibile questo in 13 anni di percorso scolastico tanto da definire l’esame che conclude il percorso «di maturità»?

Ad Alcibiade che afferma: «Conoscere se stessi molte volte, Socrate, mi è sembrata una cosa alla portata di tutti, molte volte, invece, assai difficile», il maestro risponde: «Tuttavia, Alcibiade, che sia facile oppure no, per noi la questione si pone così: conoscendo noi stessi potremo sapere come dobbiamo prenderci cura di noi, mentre se lo ignoriamo, non lo potremo proprio sapere».

Non riporto tutto l’articolo perché è questo che mi interessa: un’anima a prova di terremoto.

Questa la mia preghiera per stasera, questo probabilmente quello che mi direbbe la mia mamma. Tenersi in equilibrio, senza paura di cadere: che se si cade ci si rialza con una bella cicatrice che come dice Jova “è un autografo di Dio!”

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