A volte condanna, a volte perdona.

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Il frastuono delle bombe che hanno ucciso Falcone, Borsellino, il sangue di  Don Pino Puglisi, Giuseppe impastato e molti altri in questi giorni è risuonato più volte nella mia testa, nei miei pensieri: i pretesti sono venuti un po’ dai fatti di Brindisi, un po’ dal ventennale della strage di Capaci che ricorre domani…comunque questo non importa.

Bertolt Brecht scriveva:

Di nulla sia detto “è normale” in questo tempo di sangue e disordine, di meditata arbitrarietà, di umanità “disumanata”, nulla deve sembrarvi naturale così che nulla sia ritenuto immutabile”.

Ecco. Non si può affermare come “normale” qualcosa che in realtà non lo è, perché lo si rende immutabile. Non si può essere indifferenti,  non si può vivere senza pensarci, non si può non agire di conseguenza, non si può buttare al secchio il lavoro fatto da Falcone, da Borsellino, non si può buttare in aria la loro paura, la loro determinazione, il coraggio, l’amore. Non si può spegnere la radio, non si può zittire il cervello. NON SI PUO’ STARE IN SILENZIO. Soprattutto se si è giovani, perché, e questo lo sanno tutti: ai giovani gli occhi, le orecchie, la voce funzionano meglio. So che queste parole possono sembrare retoriche, anzi, nella maggior parte dei casi mi rendo conto che lo sono; però a volte bisogna dar retta alle “viscere” (come dice la mia prof. di italiano) e le mie oggi sono profondamente arrabbiate perché vedono che i grandi personaggi hanno ancora bisogno di una giornata “apposta” perché si continui a parlare di loro.

Perciò ammiro chi decide di non stare in silenzio, perché tante volte anche io ci casco.

Per questo ammiro Noemi che entra in Accademia, Raffaele che di mafia vuol parlare alla maturità, Desirèe che ha deciso di parlarne a tutti, Luigi che molte cose me le accenna e basta ma che comunque me le racconta.

Per questo ammiro chi scende in piazza, chi forma i grandi di domani raccontandogli le storie di Giuseppe, Paolo, Pino, Peppino, Francesca e di chi ancora fa camminare sulle sue gambe le grandi idee.

Io non so se in futuro avrò la possibilità di FARE qualcosa (anche se lo spero!), quello che posso fare oggi è raccontare a mia volta a mia sorella che ha già la capacità di indignarsi davanti a quello che non condivide, ai miei amici, ai ragazzi che incontrerò e a quelli che già incontro tutti i giorni quanto li ammiro, quanto avrei voluto conoscere ognuno di loro, quanti pezzi del loro operato contribuiscono a creare la mia identità di cittadina.

Il resto a tempo e luogo. Si spera presto, quanto meno per capire che strada prendere.

p.s. La direzione non risponde di eventuali frasi sconclusionate o senza senso. Il servizio clienti è attivo tutti i giorni dalle trentradodici alle settordici. 😉

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