Roma imbronciata.

 A domandarti come stai,
si corre sempre un certo rischio.
Il rischio che risponderai
e questo normalmente sai,
non è previsto!  (Daniele Silvestri)

Ieri, in un momento di pazzia acuta, io e la mia “compagnia” abbiamo deciso di andarcene a Roma, a farci un giretto di piacere.

Ora, fin qui tutto bene.

Tornando con i mezzi, abbiamo fatto caso al generale malumore delle persone che ci stavano intorno, che più di una volta durante la giornata, ci è capitato di veder sfociare in litigi o lamentele abbastanza colorite.

Ma non è stato questo che più mi ha colpito. Questo è quasi normale, lavorare ad Agosto, muoversi con i mezzi tutto il giorno, tutti i giorni, non è piacevole per nessuno. Cerco di arrivare al punto.

Quello che mi ha fatto riflettere è stato il malumore di chi invece non si è lamentato. Intorno a questo malumore, ci sono persone, storie, volti, occhi che vorrebbero raccontarsi, vorrebbero dire ciò che non gli sta bene e quello che invece vedono cambiare. Persone che vorrebbero avere un

 

ruolo in ciò che cambia, che vorrebbero dire ad alta voce che se le cose invece non cambiano è perché c’è questo silenzio nervoso, sempre sul filo del rasoio, quasi infastidito. Ma che cuciono la bocca, perché… è meglio rimurginarci sopra.

Quei visi sofferenti, quasi esilaranti in certi momenti,mi hanno fatto sorridere perché  inconsapevoli che chi gli sta accanto probabilmente ha i loro stessi pensieri e che vorrebbe parlarne con qualcuno per scaricarsene un pochino, ma non lo fa per lo stesso motivo. Preferisce una cappa di grigio malumore sulla testa.

Allora mi sono chiesta: “E se ogni volto spostasse quell’enorme grigio dalla bocca? Se cominciasse a chiedere COME STAI senza paura di sentire la risposta? Se tutti corressimo un po’ il rischio di progettare un cambiamento per qualcosa che non ci sta bene? Una sorta di alternativa al grigio, che ormai, diciamocelo, è passato di moda.

Provare ad avere una proposta, una proposta verde mela, da portare con sè. Un saluto fuxia, un sorriso lilla, una lamentela gialla, che anche quella ci sta, di quel giallo che esce dalla bocca senza controllo ed un “piacere, mi chiamo…” rosso, quel rosso che aiuta a stringere amicizia.

E per completare il tutto, sul volto, un sorriso un po’ SORNIONE (che è anche il titolo della canzone).

Probabilmente Termini diventerebbe un arcobaleno.

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